Volti di comunità – Il ritratto come incontro con l’Altro

Il ritratto è stato il “genere” fotografico per eccellenza praticato dai primi pionieri della Fotografia. Prima di loro i pittori e gli scultori si sono occupati di rappresentare la figura umana. La pratica del ritratto, di fatto, esiste da quando esiste l’uomo che si è sempre confrontato con l’immagine di sé nel processo di narrazione della propria identità.

Abituati come siamo oggi a scattare, nel tempo di un battito di ciglia, un grande numero di foto, in particolare selfie, rischiamo di perdere il significato di un’attività che richiede tempo per portare alla luce, attraverso le espressioni del viso, i gesti e il modo di muoversi nello spazio, l’individualità, le emozioni e le relazioni tra le persone.

Da quando mi occupo di Fotografia mi ha sempre appassionato il rapporto che intercorre in modo pressoché indissolubile, tra fotografia e memoriaDa sempre sono interessato a conoscere le persone che incontro anche attraverso la fotografia, ma soprattutto negli ultimi anni ha progressivamente catturato il mio interesse e preso spazio nel mio percorso professionale. L’occasione che ha favorito l’accelerazione dello sviluppo in questa direzione è stato il Covid-19. La pandemia ha influito in modo importante sulla quantità e sulla qualità delle relazioni interpersonali che rappresentano il valore centrale e misura dell’”essere umani”, e mi ha fatto prendere ancora più consapevolezza del fatto che mantenere memoria e generare ricordi tangibili del nostro passaggio, delle nostre relazioni e dei nostri legami affettivi, assume un valore ancora più significativo. 

Una possibilità in questo senso è offerta dalla pratica del ritratto fotografico, in particolare a mio avviso attraverso un percorso di conoscenza di sé e al contempo di incontro con l’Altro, mediata dal punto di vista di una terza persona: un fotografo. La fotografia infatti è una grandissima mediatrice culturale e la cosa più bella di questo processo è rappresentata dal fatto che ogni volta le persone che partecipano a questo incontro (persona fotografata e fotografo) ne “escono” diverse e trasformate. 

 

In questa prospettiva trovo sia centrale il recupero di una pratica fino a pochi decenni fa era considerata “normale” dopo aver scattato una fotografia: stamparla su carta. Stampare i ricordi per salvarli da un potenziale oblio digitale tipico della nostra epoca, oltre che un piacere è un gesto di generosità verso sé stessi, i propri cari e la comunità di appartenenza.

 

Ormai da qualche anno infatti le fotografie, nella maggioranza dei casi, vengono catturate dai “fotofonini” e nella loro forma digitale non hanno più una fisicità tangibile. Esse sono diventate leggere ed effimere come piume, volano nelle nuvole della Rete correndo il rischio di evaporare nell’etere, e con esse anche i ricordi e le emozioni che custodiscono. Un rischio spesso non sufficientemente percepito ma molto alto.

La mostra fotografica

Durante il mio percorso di riflessione e pratica del ritratto fotografico ho incontrato “Metamorfosi”, progetto nato durante la pandemia da un’idea di Alessandra Munerol, che ha riunito una comunità composta da persone accomunate dall’aver vissuto, a un certo punto della loro vita, una trasformazione molto importante. Tutte loro hanno sentito la necessità di raccontare la loro storia prima attraverso un laboratorio teatrale che ha dato vita a uno spettacolo e successivamente tramite la fotografia.

Quando Alessandra mi ha proposto di raccontare fotograficamente questo percorso, ho accettato immediatamente ancor prima di aver compreso in dettaglio i contenuti del progetto perché istintivamente ho sentito una forte corrispondenza con il mio approccio alla fotografia. Ho imparato così progressivamente a conoscerlo e a conoscere le persone che hanno deciso di farne parte stando “dentro alle cose” e ho maturato il desiderio di realizzare un ritratto a ciascuno di loro. Questa collaborazione ha permesso di realizzare la mostra fotografica “Volti di comunità” – Il ritratto come incontro con l’Altro, è stata inaugurata con immagini inedite sabato 4 novembre 2023 presso Casa Cultural Albenga in Via Roma n.25.

L’affluenza di pubblico è stata ampia ed è andata oltre ogni più rosea aspettativa. Siamo tutti molto contenti. Sono in programma nuove uscite pubbliche e appena saranno disponibili date e location verrà data notizia. Se desideri ospitare la mostra scrivimi o telefonami al 338.7432119.

Un sentito e sincero ringraziamento a tutte le persone che direttamente e indirettamente hanno contribuito alla concretizzazione di questo progetto comune e in particolare a Monica, Alessandra, Debora, Fernanda, Ibrahim, Lucio, Marina, Nella e Samuela, Salvo, Sara, Shadia e Sebastiano, Titti e Binello e Valeria.

Un ritratto per tutti

La sintesi del cammino fin qui accennato, mi ha condotto oggi ad aprire a uno sviluppo pubblico di questo progetto che ha come obiettivi primari:

 

  • offrire la possibilità alle persone che sentiranno il desiderio di dedicare tempo a loro stessi di sperimentare e vivere un’esperienza connessa all’immagine di sé, grazie all’apertura di una sala di posa per la realizzazione di ritratti fotografici; 
  • creare stampe fotografiche di particolare pregio per processo di realizzazione e materiali utilizzati, che possano diventare oggetti da conservare ed esporre;
  • contribuire a preservare la memoria di una comunità dal rischio di oblio che si corre affidandosi ai soli strumenti digitali;
  • creare un database fisico di immagini fotografiche che in prospettiva potranno essere raccolte e custodite in un fondo pubblico.

Come si svolge una sessione fotografica di ritratto in studio

Scegliere di farsi ritrarre significa dedicare tempo a sé stessi e sottrarlo alla quotidianità nella quale siamo tutti immersi e che spesso ci porta lontano. Una scelta di vivere un’esperienza di connessione con sè stessi e un’occasione di relazione con la persona che si occuperà di realizzare la fotografia.

Ti accoglierò nel mio studio, ci accomoderemo nel luogo dove realizzeremo gli scatti e lasceremo spazio alla possibilità di far emergere il desiderio che ti ha spinto a farti ritrarre e ottenere un’immagine in grado di raccontare quell’istante come risultato del nostro incontro.

L’esperienza durerà complessivamente circa 60 minuti e comprenderà:

  • sessione fotografica in studio di circa 30 minuti;
  • visione condivisa delle immagini realizzate;
  • selezione della fotografia da stampare;
  • stampa immediata di una fotografia con procedimento Fine Art certificato.
Infine incornicerò la fotografia e te la consegnerò.

 

Prenota la tua sessione 

Scrivimi qui sotto o telefonami al 338.74.32.119 per maggiori info e per prenotare la sessione di ritratto dedicata a te.